Mese: dicembre 2013

Deboli ma incoraggianti segni di ripresa

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«Se, per il settore delle costruzioni, i primi tre mesi del 2013 sono stati i peggiori dall’inizio della crisi, a partire da maggio sono emersi segnali di assestamento, inversione, ripresa che sino a ieri non si percepivano», fa sapere il Cresme, ovvero il Centro Ricerche Economiche Sociali di Mercato per l’Edilizia e il Territorio.

Segnali di ripresa per il settore del mercato immobiliare «ancora deboli ma importanti» dai quali si evince che «si è toccato il picco minimo della crisi». Emerge da un’indagine congiunturale dello stesso ente, presentata all’Assemblea di Legacoop Abitanti. «A partire da maggio ci sono segnali di ripresa che sino a ieri non si percepivano». La flessione delle compravendite si sta riducendo facendo segnare +5,5% nel terzo trimestre 2013. Le stime Cresme indicano una crescita nell’ultimo trimestre pari a circa il +6%.

In un quadro generale ancora negativo, la flessione delle compravendite ha frenato passando da -30% registrato nel quarto trimestre 2012, a -14,1% nel primo trimestre 2013 a -9,2% nel secondo dell’anno, indica il Cresme nell’indagine presentata all’assemblea annuale dell’Associazione che rappresenta le cooperative di abitanti aderenti a Legacoop. Tra gli altri segnali importanti, “nel quarto trimestre 2012 solo un Comune capoluogo registrava una crescita delle compravendite, nel primo 2013 diventano 17 e nel secondo salgono a 31”. I Comuni al contrario in forte calo passano nello stesso periodo da 97, a 70, a 54.

Inoltre, l’indicatore sulla dinamica delle nuove richieste di mutui casa, costituito dall’indice Crif-Assofin, mostra “segnali di rallentamento della contrazione del credito che negli ultimi mesi rilevati si riporta in territorio positivo: luglio +2%, agosto +4,1%; settembre +7,3, +1,2% ottobre”.

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Andrea Poffe: “io ho vinto”

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Si possono buttar via 300mila dollari l’anno, una carriera d’oro a Wall Street… ed essere contento? Ebbene si. Tornare in Italia da precario, a 30 anni, scornarsi con la crisi per creare una startup e 15 posti di lavoro. Questa è la storia di Andrea Poffe. Fino a ieri era un colletto bianco di Morgan Stanley, a New York, per l’equivalente di 18mila euro al mese e 15-20 ore di lavoro al giorno. Cervello in fuga e falchetto della finanza – sull’orlo di una crisi di nervi. Poi ha detto basta.

“Arrivavo anche a lavorare 24 ore su 24” racconta. “Dormivo magari due ore in ufficio, dalle 6 alle 8 di mattina, a volte nemmeno: un taxi mi portava a casa per una doccia e mi riportava subito al lavoro”.

La vicenda di Moritz Erhardt, lo stagista morto il 20 agosto dopo tre giorni di lavoro ininterrotto alla Bank of America, Andrea la conosce bene.

“Ho fatto per anni quella stessa vita”.

E avrebbe potuto fare anche la stessa fine, chissà: non lo sapremo mai, perché Andrea – per fortuna – si è licenziato. E’ tornato a Milano, dove si era laureato al Politecnico nel 2004, ha fondato Zero Gravity, un’associazione sportiva no-profit che è anche una startup per la progettazione di palestre per sport invernali.

“Il giorno dopo aver lasciato il lavoro la prima cosa che ho fatto è stata… una settimana di snowboard in Colorado” racconta Andrea. “La neve è sempre stata la mia passione, ma quando lavori a Wall Street e la prima montagna è a sei ore di volo, l’attività indoor è l’unica soluzione. Mi sono detto: e se funzionasse anche sotto le Alpi?”

Ora la palestra di Andrea, in via Valvassori Peroni, è il primo snow-park al chiuso di d’Italia: tappeti elastici e neve di gomma, per appassionati di montagna che si allenano in città. Non è stato facile: la burocrazia, la crisi.

“Abbiamo sbagliato tutto quello che si poteva sbagliare, all’inizio – racconta. – Ma raddrizzando il tiro e tenendo duro alla fine ce l’abbiamo fatta”.

A tre anni dal lancio, l’associazione di Andrea conta oltre 3mila tesserati, dà lavoro a una quindicina di persone tra allenatori e collaboratori.

 “Abbiamo deciso di aprire una seconda palestra dall’altra parte della città per soddisfare la grande richiesta”.

I soldi a fine mese non sono quelli di prima, certo. Ma a lui non importa:

“Gli amici che lavorano ancora nella finanza mi invidiano tutti” ride. Poi aggiunge, serio: “Io ho vinto”.

 

Il genio femminile italiano trionfa a Stoccolma

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L’Italia torna a casa con due Euwiin International Awards 2013, tra i più prestigiosi al mondo nel settore scientifico e tecnologico dell’innovazione green. 

Scarti di lana di pecora sarda recuperati come isolanti, piattaforme per rendere disponibili e gratuite le conoscenze dei ricercatori. Il genio femminile made in Italy trionfa a Stoccolma. Due italiane, la sarda Daniela Ducato e Anna Moreno, salgono sul podio più alto agli Europei dell’innovazione. La prima nella categoria “prodotti ecologici”, la seconda in quella “educazione”. 

Daniela Ducato, imprenditrice cagliaritana, produce materiali per l’edilizia senza petrolio. Ha contribuito alla nascita di diverse tipologie di prodotti innovativi per l’efficienza energetica e per la salute della case. Prodotti pluripremiati in Europa, quali isolanti termici acustici, intonaci, pitture, tessili, pannelli di fibre vegetali e di lana di pecora, terra cruda, pareti e tetti pronti, colori. Tutti realizzati con un’ingegnerizzazione industriale all’avanguardia e l’uso di materiali crudi, eccedenti e ottenuti senza consumo di suolo agricolo e di risorse idriche.

Anna Moreno, napoletana e romana d’adozione, é ingegnere responsabile del servizio di formazione e informazione dell’Enea, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Il premio le è stato assegnato “per aver voluto, dal 1999 ad oggi, mettere a disposizione di tutti, attraverso l’invenzione della piattaforma e-learning: http://www.formazione.enea.it le conoscenze dei ricercatori”, si legge nella motivazione. Sono nove in tutto le innovatrici e inventrici che l’hanno spuntata a Stoccolma tra le 72 finaliste da tutta Europa.

Hanno avuto 5 minuti di tempo per esporre ad una giuria internazionale le loro idee e progetti. “Daniela Ducato e Anna Moreno due italiane campionesse di innovazione”, con queste parole la ministra svedese per le Pari opportunità e viceministra alla Cultura, Maria Arnholm, e la ministra degli Affari esteri nigeriana, Viola Onwuliri, hanno consegnato i riconoscimenti.

Non è nuova a premi, Daniela Ducato. “Produco prodotti ispirandomi agli stessi materiali usati dagli uccelli per i loro nidi – spiega – Architetture perfette, fatte di fibre animali, di terra, di paglie vegetali, tutto in armonia con madre terra. Per me innovare è guardare con gli occhi di formica, andare a scuola dai colombi, copiare dalle resistenti tane dei ricci. Perché la natura sa ascoltare, non spreca, non genera rifiuti, utilizza quanto basta. Dedico il premio alla mia terra, la Sardegna, devastata dalla recente alluvione, con l’augurio che si possa risollevare presto”.

La sanità in Puglia: reparti aperti notte e giorno e macchinari in funzione, anche di domenica. Svolta in Italia

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Dopo il Veneto, anche la regione Puglia punta a fornire un servizio che mira all’eccellenza sanitaria.

E’ quanto deciso, nell’ultima seduta, dalla giunta guidata da Nichi Vendola. I reparti saranno aperti notte e giorno. I macchinari saranno accesi incessantemente per consentire di snellire quelle infinite liste di attesa.

Quelle notturne, in particolare, saranno la corsia “preferenziale” di chi ha un attesa che supera i due mesi. Si procederà in rigoroso ordine cronologico per non scontentare nessuno.

E’ chiaro che un’operazione del genere avrà un impatto economico non da poco. La stima effettuata dalla Regione parla di 11 milioni e 700mila euro di prestazioni aggiuntive. La Puglia farà partire la sua “rivoluzione radiologica” già nel 2014.

Ventisei le prestazioni che saranno implementate e vanno dalla visita cardiologica a quella endocrinologica, dall’oculistica alle risonanze al cranio, dalle mammografie alle Tac al torace.

Nessuna nuova assunzione, il personale da impiegare sarà quello attualmente in servizio negli ospedali, gli straordinari saranno concessi solo ai medici che si dichiareranno disponibili e saranno retribuiti in base, non solo alle ore effettuate, ma anche al numero di esami svolti. La prima verifica sarà effettuata a maggio per capire se il metodo adottato avrà sortito gli effetti sperati.

Il provvedimento, per la Gentile, è uno dei più attesi tanto dalla classe medica che dai cittadini vittime illustri del piano di rientro. “Abbiamo individuato gli esami più rilevanti – spiega – scandagliando le liste di attesa delle Asl e dei Policlinici, individuando gli esami per i quali l’attesa poteva superare i 60 giorni previsti dalla legge”. Per il governatore Nichi Vendola, è “inimmaginabile che le grandi macchine per la diagnostica lavorino poche ore al giorno e che, invece, si allunghino le liste dei cittadini che hanno diritto di sapere se hanno una malattia oppure no”. 

L’Istat fotografa un Italia più eco-sostenibile

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C’è un’Italia che tende al miglioramento. Ed è quella che l’ISTAT fotografa con il report “Eco management e servizi ambientali nelle città: rifiuti, acqua, energia” recentemente pubblicato in relazione all’anno 2012.

Nel 2012, la raccolta dei rifiuti urbani nei comuni capoluogo di provincia diminuisce del 3,9%, passando dai 590,5 kg pro capite del 2011 a 567,3.

Continua a crescere la raccolta differenziata: nel 2012 è pari al 34,9% dei rifiuti urbani (+1,4 punti percentuali rispetto all’anno precedente).

A favore della gestione eco-sostenibile dei rifiuti urbani, nel 2012 104 capoluoghi dispongono di uno specifico regolamento comunale; 61 amministrazioni hanno previsto almeno un’agevolazione verso le utenze domestiche che effettuano l’autocompostaggio per l’utilizzo domestico come fertilizzante degli scarti organici dei rifiuti urbani; in 107 comuni è previsto il ritiro dei rifiuti ingombranti su chiamata, in 104 è presente e funzionante almeno un’isola ecologica.

In 99 capoluoghi è attivo un servizio di “raccolta porta a porta”, almeno per parte delle utenze e delle tipologie di rifiuto.

Prosegue ormai da oltre un decennio la contrazione dei consumi di acqua per uso domestico: da 206 litri/abitante/giorno del 2001 a 172 del 2012.

Si mantengono elevate (33,9%) le dispersioni idriche nelle reti comunali e ancora in 14 comuni si ricorre a misure di razionamento nella distribuzione dell’acqua per uso civile domestico.

Rispetto al 2011 in diminuzione nei capoluoghi i consumi domestici di energia elettrica (1.185,9 kWh per abitante pari al -0,8%) e del gas metano (386,5 m3 per abitante e -1,2%).

In 34 comuni nel 2012 sono presenti impianti di teleriscaldamento che servono edifici ed abitazioni per una volumetria complessiva pari in media a 10,8 m3 per abitante (+3,5% rispetto al 2011).

Passi avanti per le fonti rinnovabili
Nel tempo cresce l’orientamento delle amministrazioni comunali verso le fonti di energia rinnovabili o alternative.
Nel 2012, Trento e Venezia portano a 34 il numero di comuni che hanno attivato impianti di teleriscaldamento, rafforzando la concentrazione geografica dell’utilizzo di questa forma di produzione energetica. Considerando l’insieme dei 116 comuni capoluogo di provincia, la volumetria teleriscaldata passa in media dai 10,4 m3 per abitante del 2011 ai 10,8 m3 per abitante del 2012 (+3,5%). Tra i comuni interessati, particolarmente elevati sono gli impieghi raggiunti a Brescia (204,2 m3 per abitante), Mantova (100) e Reggio nell’Emilia, Cremona, Torino, Verona, Ferrara e Bergamo (tutte con valori compresi tra il 40 e i 75 m3 per abitante). Il capoluogo orobico, con Biella, Forlì, Pistoia e Perugia sono le città che segnano gli incrementi più consistenti (superiori al 10%).
Nella metà dei grandi comuni si utilizza il teleriscaldamento (Torino, Genova, Milano, Verona, Venezia, Padova, Bologna e Roma) con in testa il capoluogo piemontese sia per livelli di volumetria teleriscaldata (58,3 m3 per abitante) sia per la dinamica (+6,8% rispetto al 2011). L’alimentazione degli impianti, escludendo Pistoia che utilizza cippato di legno, è assicurata prevalentemente dal gas naturale, combustibile impiegato, in modo esclusivo o in combinazione con altri, da tutte le città. Da segnalare anche il diffuso utilizzo dei rifiuti solidi urbani (R.S.U.) a Como, Milano, Bergamo, Brescia, Bolzano, Bologna, Ferrara e Forlì, delle biomasse in quest’ultima città e a Brescia, e della geotermia a Milano e Ferrara.
Sempre nel 2012, sono 77 le città che dichiarano di aver installato pannelli solari termici su edifici di proprietà del comune, 6 in più rispetto al 2011. Nel corso dell’ultimo anno hanno fatto ricorso per la prima volta a questa forma di produzione di energia da fonte rinnovabile le amministrazioni di Brescia, Massa, Pescara, Barletta, Lecce e Potenza.

L’estensione dei pannelli solari termici installati è in media pari a 1,3 m2 ogni 1.000 abitanti (incremento del 3,8% sull’anno precedente), con impianti che superano per estensione complessiva i 10 m2 per abitante a L’Aquila (in conseguenza delle consistenti installazioni sulle case di proprietà del comune edificate a seguito dell’evento sismico del 2009) e Verbania. In questo capoluogo e a Bergamo, Parma, Padova e Macerata le superfici installate sono più che raddoppiate nel corso dell’ultimo anno considerato.
Sul versante del fotovoltaico28, sono 100 i comuni che dichiarano di disporre di tale tipo di impianti su edifici comunali, 102 se si considerano tutte le installazioni su proprietà comunali29, e 10 amministrazioni (Aosta, Savona, Varese, Mantova, Macerata, Barletta, Catania, Tempio Pausania, Villacidro, Iglesias) ne hanno avviato l’utilizzo nel 2012. Attualmente la potenza media installata su edifici comunali e di proprietà30 delle amministrazioni raggiunge i 2,4 kW ogni mille abitanti, +22,0% rispetto al 2011, una variazione consistente anche se meno sostenuta di quella verificatasi nei due anni precedenti (+51,3% e +150,9%).
Prescindendo dal tipo di installazione, le realtà comunali che conseguono i risultati migliori in termini di potenza fotovoltaica installata (superiore ai 10 kW ogni mille abitanti) sono Novara, Verona, Padova, Pesaro, L’Aquila, Salerno e Lanusei, cui si aggiungono, considerando anche la dinamica (variazioni superiori alla media), Gorizia, Modena, Caserta e, tra i grandi comuni, Bologna e Roma. In molte di queste città sono presenti impianti di grande taglia31 (emerge in particolare Salerno con un parco fotovoltaico di proprietà comunale di potenza installata pari a 177,6 kW ogni mille abitanti).
Nel 2012 il Piano energetico comunale32 (Pec), relativo all’uso delle fonti rinnovabili di energia, risulta approvato in 49 comuni33: 66,0% al Nord, il 40,9% al Centro e il 19,1% al Sud. Napoli e Verona dichiarano di aver approvato il Pec nel corso del 2012, incrementando di 11 il numero di amministrazioni adempienti nel corso del quinquennio; tuttavia ancora più della metà degli 89 comuni con popolazione superiore a 50.000 residenti non ha redatto il Pec di competenza.

Fonte: Istat

Tutti lo pensano ma in pochi lo fanno

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Chi non ha mai pensato di mollare tutto e fare il giro il mondo? Tutti lo pensano almeno una volta nella vita. Nella maggior parte dei casi finisce per rimanere solo un sogno nel cassetto, ma a volte, però, l’idea si materializza. Il desiderio diventa realtà e si parte davvero. Nella maggior parte dei casi il viaggio dura più del previsto, a volte diventa uno stile di vita. Alcune storie di viaggiatori straordinari, attualmente in giro per il mondo secondo noi sono una nota positiva, la prova che, a volte, con un pizzico di follia si può inseguire il proprio sogno, “anche se, di strada da fare ce n’è ha tanta”.

Carlo Taglia

528 giorni di viaggio, quasi 100 mila chilometri in 24 nazioni. Sono questi i numeri del giro del mondo senza aerei (per spostarsi, oltre alle gambe, usa solo mezzi di trasporto locali) di Carlo Taglia. Anche se, a voler essere precisi, questi 17 mesi sono solo della prima tappa. Il viaggio che si è concluso il 18 marzo scorso, infatti, è già ricominciato: Carlo Taglia, alle spalle una vita da tecnico specializzato in impianti fotovoltaici, è ripartito pochi giorni fa alla volta dell’India.

Karl Bushby

Nato a Hull, in Inghilterra, nel 1969, Karl entra nell’esercito inglese all’età di 16 anni. Per 11 anni fa il paracadutista, poi comincia a sognare la sua titanica impresa: la Goliath Expedition. È il tentativo di raggiungere il suo paese natale, Hull, partendo dal fondo del Sud America. Inizia il suo viaggio all’inizio di novembre del 1998. L’arrivo, previsto per il 2012, è stato posticipato al 2014. Ma viste le difficoltà burocratiche con le autorità russe è probabile che i tempi di allunghino ancora di più. 

Gary Hause

Il giro del mondo a tappe: è l’opzione originale scelta da Gary Hause che in quasi 15 anni di vagabondaggio per il pianeta ha già macinato oltre 25 mila chilometri. Durante i quali, però, Gary non ha mai “staccato” del tutto, lavorando per lunghi periodi in posti diversi e concedendosi delle “licenze” per tornare a casa a salutare i familiari. In questo momento è diretto verso l’Ecuador da cui conta di raggiungere il Perù.

Paul Salopek

Il suo progetto infatti è visitare quattro continenti in sette anni, per un totale di circa 30 mila chilometri. Partito dall’Etiopia all’inizio di quest’anno, lo scrittore inglese ha già attraversato il deserto della Dancalia in direzione Gibuti, da dove si è imbarcato per l’Arabia Saudita, punto di partenza per l’esplorazione del Medio Oriente. La destinazione finale è la Patagonia argentina: Salopek ci arriverà nel 2020. 

Anna e Paolo

L’idea è nata durante una vacanza in Australia, alle isole Whitsundays, dopo l’incontro con una barca a vela italiana giunta fin lì attraverso gli oceani Atlantico e Pacifico. Poi tre anni di preparazione per un progetto che ne prevede quattro sulla rotta degli alisei con deviazioni dalla fascia tropicale solo per evitare guai con gli uragani o le zone battute dai pirati. Il viaggio di Anna e Paolo è cominciato nel 2011 e, in questi giorni, stanno veleggiando lungo le coste della Nuova Zelanda. 

Abraham Levy

Senza dubbio quello di Levy è il viaggio più estremo: solitario attraverso l’oceano a bordo di una barca a remi. Super tecnologica finché si vuole (ci sono pannelli solari e wifi via satellite) ma pur sempre una barca a remi. La sua sfida è cominciata a Cadice, in Spagna, lo scorso settembre, e dovrebbe concludersi sulle sponde messicane a gennaio. Ma vogare per 9 mila chilometri attraverso l’Atlantico può anche non bastare. 

Il futuro passa per l’Italia

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Massimo Moretti, padre della prototipazione, consegna un altro esempio di eccellenza italiana, quella di Wasp Project, che ha trionfato al Green Award di Londra, summa delle kermesse del mondo dei “makers”.

Il progetto presentato dal suo team è rivoluzionario e si propone di risolvere il problema della casa. «Niente più bidonville, niente più favelas, una casa per chi vive nelle zone disastrate da catastrofi. Case ad impatto zero e dal costo tendente allo zero». Queste le parole di Moretti, in una intervistato dal “Il Sole 24 Ore” che continua: «non abbiamo un modello di business, ogni euro guadagnato dalla vendita delle nostre piccole stampanti solide viene investito nella ricerca dei materiali».

Il progetto, che prende il nome dalla vespa vasaia (Wasp, appunto) consiste nel costruire case in terra, forgiate da stampanti tridimensionali. La terra si trova ovunque e la combinazione con altri materiali permette di creare edifici stampati capaci di durare nel tempo; non sono poche le costruzioni in argilla che vantano decenni di vita. 

Oltre all’università di Faenza che ha già prestato alcuni studenti alla ricerca Wasp, è seriamente interessato alla partecipazione anche il Politecnico di Milano; diverse le chiamate che arrivano dall’estero, Londra su tutte, che vuole partecipare attivamente alla crescita del progetto. «Per ora», continua Moretti «siamo completamente auto-finanziati, non abbiamo tempo di raccogliere investimenti, ma se arrivassero saremmo felici di dare ulteriore enfasi al nostro progetto del quale ci interessa solo la paternità». Moretti, 54 anni, è del tutto impermeabile al successo economico che Wasp può produrre. Per lui l’importante è creare benessere, i soldi non sono il fine ultimo del progetto ma un mezzo utile alla sua crescita. 

«Non c’è preoccupazione per il futuro, c’è solo speranza. Vogliamo riuscire ad avere uno spazio all’Expo 2015» – il cui tema è proprio quello dello sviluppo sostenibile – «e presentare il primo edificio stampato». La capacità di produzione di superficie stampabile raddoppia nel giro di poche settimane. «Al momento», conclude Massimo Moretti, «siamo primi in Italia e siamo al pari dei colossi mondiali della stampa in 3D, pur non avendo iniettato milioni di euro o di dollari nel nostro progetto».

Fonte: ll sole24ore